INTERVISTA AD ANDREA CODECASA
RESPONSABILE SETTORE INDUSTRIA ASSOVERNICI
Ancora una volta l’inizio di un nuovo anno si conferma una preziosa occasione di confronto con Andrea Codecasa, Responsabile Settore Industria di Assovernici: insieme a lui ripercorriamo gli ultimi mesi e rivolgiamo lo sguardo all’immediato futuro, per comprendere quali sono le sfide e le opportunità più imminenti a cui il settore si troverà di fronte. Il 2024 è stato infatti dominato da un clima d’incertezza, che tuttavia il comparto delle pitture e vernici è riuscito ad affrontare mantenendo una certa stabilità: ora è il momento di capire, facendo tesoro delle più recenti esperienze, come continuare a evolversi e su quali punti di forza fare leva per crescere.
Andrea Codecasa, come potremmo definire l’anno che si è da poco concluso?
Quello appena concluso è stato un anno caratterizzato dalla instabilità, conseguenza di uno scenario geopolitico delicato. Questa situazione ha, comprensibilmente, generato preoccupazione e ansia in molte aziende, a scapito di una visione a lungo termine: che, a tratti, ha messo tanti professionisti nelle condizioni di lavorare in maniera frenetica.
Per quel che riguarda i comparti che hanno sofferto maggiormente, sono stati soprattutto quello degli elettrodomestici e dell’automotive, e di conseguenza quello della verniciatura industriale legata a questi prodotti.
Come si è manifestata, concretamente, questa incertezza generalizzata?
Il clima di instabilità generale e la difficoltà a formulare previsioni su quanto potrà accadere a livello geopolitico hanno portato, in molti casi, a adottare strategie poco lungimiranti, che espongono sempre al rischio di stressare tutta la filiera. Un esempio? La tendenza a fare poco magazzino: e quindi il trovarsi costretti a lavorare con urgenza quando arriva una richiesta. Non solo. Se viene meno la pianificazione, la catena produttiva finisce con lo spezzarsi; si perde inoltre visibilità sulla variazione dei costi della materia prima. Tutto questo genera difficoltà anche su chi acquista, che deve fare i conti con una minore disponibilità immediata di merci.
Restando in tema di materie prime, un argomento caldo degli ultimi mesi riguardo al quale Assovernici si è mobilitata più volte, facendo sentire la propria voce, è quello legato alle misure antidumping sul biossido di titanio proveniente dalla Cina imposte dalla UE: a che cosa porterà?
Come più volte evidenziato da Assovernici, che ha esposto molto dettagliatamente alle istituzioni i rischi legati a questo provvedimento, le misure antidumping legate al biossido di titanio comportano diverse conseguenze: a partire da quella più ovvia, ossia l’aumento dei costi di questa materia prima d’importanza fondamentale, che in Europa non viene prodotta in misura sufficiente a soddisfare la domanda. Spaventa, inoltre, anche il fatto che si tratta di un regolamento circoscritto all’UE e legato al solo pigmento, non ai prodotti che lo contengono. Questa situazione determinerà un aumento della competitività dei produttori non europei, che esporteranno di più nel nostro territorio e che, al contempo, ci penalizzeranno nelle esportazioni. Tutto ciò aggiungerà precarietà a un panorama già di per sé poco definito: anche perché al biossido di titanio non ci sono alternative conosciute.
Quali sono altre situazioni critiche a cui si dovrà prestare attenzione?
Occorre considerare che molte materie prime essenziali nella produzione dei prodotti vernicianti dipendono dall’Asia, un continente lontano ma determinante per il nostro settore: la situazione di Taiwan e gli urti legati a un eventuale blocco del canale di Suez avrebbero ripercussioni significative e immediate sulla filiera. Bisogna tenerne conto per delineare strategie industriali lungimiranti.
In questo contesto, quali sono i punti di forza che caratterizzano la realtà italiana, su cui i produttori possono fare leva per tenere alta la competitività?
L’Italia, in molti ambiti, può fare affidamento su un elevato grado di professionalità, e su una buona competitività economica in relazione alla qualità dei manufatti. Questo si ripercuote sulla produzione locale, che è riuscita a conservare buoni ritmi e stabilità rispetto a quella di altri Stati europei. Il nostro export, in linea generale, rimane elevato.
Questa tenuta interessa tutti i settori?
Le performance non sono omogenee: il comparto edilizio, per esempio, ha sofferto dopo il periodo del Covid e a causa del venir meno dei bonus, che per alcuni anni gli hanno dato un notevole impulso.
Bisogna prestare molta attenzione, adesso, anche al processo “green” che coinvolge l’industria a ogni livello: servono informazioni chiare sulle modalità con cui gestire la transizione ecologica, e farlo in modo razionale per evitare ulteriori scompensi. Al cambiamento non ci possiamo né dobbiamo sottrarre, ma dobbiamo metterlo in atto con pragmatismo e con la possibilità di contare su adeguate risorse.
Quali sono, in ambito industriale, i settori che possono fare bene?
Quello delle macchine industriali, quello dell’architettura, quello delle scaffalature: che, a dispetto di qualche difficoltà, ha retto bene gli ultimi mesi.
Quali sono, per concludere, le aspettative da nutrire sui prossimi mesi?
Come detto, non dobbiamo dimenticare che, in un anno scandito da diverse turbolenze e non poche incertezze, il settore ha dimostrato una buona tenuta: se, finalmente il quadro politico e di conseguenza quello industriale dovessero stabilizzarsi sarà finalmente possibile aspettarsi una crescita più consistente.